Target CO2 2026: Bruxelles conferma la linea dura
Sanzioni da 95 euro per ogni grammo eccedente: i costruttori automotive davanti alla sfida della conformità
Il panorama normativo automotive europeo si avvia verso uno dei suoi passaggi più critici. La Commissione Europea ha ufficialmente confermato i target di riduzione delle emissioni di CO2 previsti per il 2026, ribadendo che non vi saranno deroghe o slittamenti nel calendario della transizione energetica. Per i costruttori automobilistici, questo significa dover bilanciare con estrema precisione il proprio mix di vendite tra motorizzazioni termiche, ibride ed elettriche per evitare ripercussioni economiche senza precedenti.
Il peso delle sanzioni: un calcolo miliardario
Il meccanismo sanzionatorio confermato da Bruxelles non lascia spazio a interpretazioni: i produttori che non rispetteranno i limiti medi di emissioni di flotta saranno soggetti a una sanzione amministrativa pari a 95 euro per ogni grammo di CO2 eccedente, moltiplicato per ogni singola unità immatricolata sul territorio dell’Unione.
In un mercato che, secondo le previsioni, punta verso gli 1,6 milioni di unità solo in Italia, un superamento anche di pochi grammi rispetto alla media consentita potrebbe tradursi in multe da centinaia di milioni di euro per i singoli gruppi industriali. Questo scenario sta spingendo i costruttori a una revisione radicale delle strategie di vendita, privilegiando la distribuzione di veicoli a zero o basse emissioni anche attraverso canali commerciali meno redditizi nel breve termine, pur di salvaguardare la conformità normativa globale.
Implicazioni per il mercato B2B e le flotte aziendali
La conferma dei target 2026 ha un impatto diretto e immediato sulle strategie delle flotte aziendali e del settore del noleggio a lungo termine. Per raggiungere gli obiettivi di flotta, i produttori automotive intensificheranno le politiche di incentivazione verso i modelli elettrificati (BEV e PHEV), rendendo i canoni di noleggio per queste vetture particolarmente competitivi rispetto ai modelli diesel o benzina, che rischiano invece di essere penalizzati da listini più alti per compensare le potenziali multe europee.
Per i Fleet Manager, il 2026 rappresenterà l’anno in cui la composizione del parco auto dovrà necessariamente allinearsi ai parametri ESG. La disponibilità di modelli termici puri potrebbe contrarsi sensibilmente, mentre l’offerta di veicoli ibridi di ultima generazione diventerà la base standard per il comparto business. La stabilità normativa fornita dalla Commissione Europea permette finalmente alle aziende di programmare i rinnovi dei parchi auto su un orizzonte temporale certo, sebbene caratterizzato da una pressione tecnologica crescente.
Verso il 2035: una transizione senza soste
La fermezza di Bruxelles sui target del 2026 funge da monito per l’intero ecosistema automotive: la strada verso il bando dei motori a combustione previsto per il 2035 non subirà rallentamenti politici. L’industria è ora chiamata a un’accelerazione finale nell’abbattimento dei costi della tecnologia elettrica e nel potenziamento dell’infrastruttura di ricarica, elementi essenziali affinché il mercato possa assorbire i volumi necessari a garantire la sostenibilità finanziaria dei grandi gruppi automobilistici mondiali.
Redazione Fleetime
Fonte: Consilium.europa.eu


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