Automotive 2026

Mentre il rincaro del diesel colpisce i costi d’esercizio, Stellantis punta sul Made in Italy e l’ANFIA invoca fusioni urgenti per salvare la filiera.

Automotive 2026 – Il comparto automotive italiano apre la terza settimana di gennaio affrontando una “tempesta perfetta” che unisce pressione fiscale interna e mutamenti geopolitici globali. Se da un lato i gestori di flotte devono fare i conti con un assetto dei costi improvvisamente mutato, dall’altro l’industria nazionale cerca nuove strategie per non soccombere all’avanzata tecnologica e commerciale asiatica.

La “stangata” accise e il sorpasso del Diesel

La notizia più immediata per chi gestisce la mobilità aziendale arriva dai rilevamenti di questa mattina alla pompa. L’entrata a regime dell’allineamento delle accise ha sancito il sorpasso storico: in molti distributori il prezzo del gasolio ha superato quello della benzina, con rincari medi di 4-5 centesimi al litro rispetto a dicembre 2025. Per i Fleet Manager che gestiscono parchi auto ancora legati alle motorizzazioni tradizionali, si tratta di un incremento diretto del TCO (Total Cost of Ownership) che impone una revisione immediata delle politiche di rifornimento e delle car list future.

Stellantis e il rilancio del prodotto nazionale

In risposta a questo scenario di costi crescenti, Stellantis ha reso operativo da stamane il programma “Made in Italy for Business”. L’iniziativa mira a sostenere le aziende italiane attraverso agevolazioni mirate sui modelli prodotti negli stabilimenti nazionali, dalla Fiat 500e alla Tonale, fino ai veicoli commerciali Fiat Professional come il nuovo Ducato. L’obiettivo è duplice: sostenere la produzione interna e offrire alle imprese mezzi elettrici o elettrificati capaci di abbattere i costi d’esercizio e garantire l’accesso libero alle ZTL, ormai sempre più restrittive in tutte le principali città italiane.

L’allarme dell’ANFIA: fusioni o declino

Sul fronte macroeconomico, l’intervista rilasciata oggi da Gianmarco Giorda, Direttore Generale dell’ANFIA, al quotidiano La Stampa, delinea un quadro di estrema urgenza per la componentistica italiana. Giorda sottolinea come l’avanzata dei produttori cinesi – il cosiddetto “Dragone” – non sia più solo un’ipotesi, ma una realtà che sta aggredendo l’indotto tecnologico del Nordovest. La ricetta dell’ANFIA è chiara: la via delle fusioni e delle aggregazioni tra le PMI della filiera è l’unico modo per creare la massa critica necessaria a investire in innovazione e resistere ai prezzi aggressivi dei competitor asiatici.

Cosa aspettarsi nel 2026

L’anno appena iniziato si conferma come il momento della verità per la transizione italiana. Se modelli premium come la nuova Mercedes CLA (basata sulla piattaforma MMA) promettono efficienza record per le flotte di fascia alta, il mercato di massa dovrà trovare un nuovo equilibrio tra incentivi governativi (fino a 11.000 euro per l’elettrico) e una realtà industriale che chiede riforme strutturali. La capacità di adattamento dei Fleet Manager a questo nuovo mix di costi e tecnologie sarà la chiave per la competitività aziendale nei prossimi dodici mesi.

 

Redazione Fleetime