Elettriche e ibride

Il Governo apre il dibattito su un nuovo prelievo fiscale: il maggior peso delle batterie causerebbe danni strutturali all’asfalto superiori rispetto ai motori termici.

Elettriche e ibride – Il Governo apre il dibattito su una possibile nuova misura fiscale che potrebbe riguardare le auto elettriche e le ibride plug-in. Al centro della discussione c’è l’impatto del peso dei veicoli a batteria sull’infrastruttura stradale: secondo l’ipotesi allo studio, la maggiore massa rispetto ai modelli con motore termico contribuirebbe a un’usura più rapida dell’asfalto, con costi aggiuntivi per la manutenzione.

La proposta, emersa nelle sedi tecniche, si basa su un principio semplice ma destinato a far discutere: chi pesa di più, consuma di più le strade e dovrebbe contribuire maggiormente ai costi di ripristino.

Batterie sotto accusa

Il nodo tecnico riguarda i pacchi batteria. Un’auto elettrica può pesare mediamente tra i 300 e i 500 chilogrammi in più rispetto a un modello equivalente a benzina o diesel. Secondo i dati presentati durante il confronto, questo sovraccarico eserciterebbe una pressione costante sul manto stradale, accelerando la formazione di buche e il deterioramento di ponti e viadotti.

L’ipotesi allo studio prevede l’introduzione di un’aliquota legata alla massa a vuoto del veicolo, con una soglia di tolleranza fissata intorno ai 1.800 chilogrammi. Oltre quel limite scatterebbe il contributo aggiuntivo.

Il rischio di frenare la transizione

Le reazioni non si sono fatte attendere. Associazioni dei consumatori e industria automotive guardano con preoccupazione a una misura che rischia di colpire proprio i veicoli incentivati negli ultimi anni per ridurre le emissioni.

Dopo il recente allineamento delle accise sul diesel, che ha aumentato i costi di rifornimento per molti automobilisti, una nuova tassa sulle auto elettriche potrebbe rallentare ulteriormente la diffusione delle tecnologie a basse emissioni. «È un paradosso fiscale – osservano diversi analisti –: si spinge verso l’elettrico per motivi ambientali e poi si penalizza chi lo sceglie a causa dei limiti tecnologici attuali delle batterie».

Strade e bilanci locali

Dal punto di vista dei promotori, il gettito della nuova imposta sarebbe destinato a un fondo vincolato per la manutenzione stradale, a beneficio di Comuni e Stato. Con la progressiva riduzione delle entrate derivanti dalle accise sui carburanti tradizionali, le amministrazioni sono alla ricerca di nuove risorse per garantire sicurezza e qualità della rete viaria. “Secondo le prime stime, il contributo annuo potrebbe oscillare tra 80 e 150 euro, a seconda della categoria di peso del veicolo.”

I prossimi passi

Per ora si tratta di una fase consultiva. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrà valutare se inserire la cosiddetta “tassa sull’usura” nella prossima riforma del Codice della Strada o se trasformarla in una revisione del bollo auto, con applicazione su base regionale. Il confronto resta aperto e politicamente sensibile. La questione di fondo è chiara: mentre l’Italia cerca di accelerare sulla mobilità sostenibile, il peso – anche economico – della transizione rischia di ricadere direttamente sui cittadini.

Redazione Fleetime


Fonte: OCSE e Commissione Europea