Valori residui auto

Il cambio di paradigma tecnologico e le nuove analisi dei broker finanziari spingono al ribasso le stime sul valore dell’usato alla spina: canoni di noleggio pronti a una correzione al rialzo.

Valori Residui auto – Mentre il dibattito pubblico resta concentrato sui nuovi listini e sulla rete di ricarica, nei tavoli tecnici che riuniscono analisti finanziari e società di noleggio a lungo termine sta circolando una notizia destinata a scuotere i bilanci delle aziende italiane: la revisione al ribasso dei Valori Residui (VR) per i veicoli ibridi plug-in (PHEV).

Il fenomeno, definito dagli esperti come un “declassamento finanziario”, sta portando a un ricalcolo delle proiezioni di rivendita a 36 e 48 mesi. Questo aggiornamento degli algoritmi predittivi non è legato a difetti intrinseci dei prodotti, ma a una mutata percezione di obsolescenza tecnologica che sta colpendo l’usato di questa specifica alimentazione.

La dinamica finanziaria: perché i valori crollano

Le ultime rilevazioni dei principali osservatori del settore evidenziano una flessione nelle stime di recupero dell’usato alla spina che oscilla tra il 12% e il 15% rispetto alle proiezioni dello scorso anno. Le ragioni dietro questa svalutazione anticipata sono puramente macroeconomiche:
  • Complessità di Manutenzione: Il mercato dell’usato B2B teme i costi di gestione sul lungo periodo di vetture che combinano due motorizzazioni complete (termica ed elettrica).
  • Concorrenza Tecnologica: L’arrivo di nuove piattaforme elettriche ad alta efficienza e di sistemi ibridi tradizionali semplificati rende le attuali PHEV meno appetibili per il mercato di seconda mano professionale.
  • Liquidità del bene: I grandi operatori del remarketing stanno segnalando tempi di giacenza nei piazzali più lunghi per le plug-in, un segnale che obbliga le società di noleggio a essere più prudenti nelle stime iniziali.

Valori residui auto – l’impatto diretto sui canoni di noleggio

Per i Fleet Manager, questa dinamica finanziaria si traduce immediatamente in una sfida operativa. Il canone di noleggio, infatti, è calcolato sulla differenza tra il prezzo di acquisto del veicolo e il suo valore residuo stimato al termine del contratto. Con un valore di rivendita previsto più basso, la quota di ammortamento mensile aumenta inevitabilmente. Già in queste prime settimane del 2026, si registra una pressione al rialzo sui canoni per le nuove sottoscrizioni di veicoli plug-in, rendendo questa tecnologia meno competitiva dal punto di vista del TCO (Total Cost of Ownership) rispetto a soluzioni termiche elettrificate o full-electric.

Una sfida per le Car Policy aziendali

La notizia impone una riflessione urgente sulla programmazione dei parchi auto. Se fino al 2024-2025 il plug-in era considerato la “tecnologia ponte” ideale per la transizione, nel 2026 il rischio finanziario legato alla sua svalutazione potrebbe spingere molte aziende a saltare questo passaggio intermedio.
Il mercato sta lanciando un segnale chiaro: la sostenibilità di una flotta non passa più solo dalle emissioni dichiarate, ma dalla capacità dei veicoli di mantenere il proprio valore economico nel tempo. Per i gestori di flotte, la priorità oggi è mitigare l’esposizione verso asset che il mercato dell’usato inizia a guardare con crescente diffidenza.
Redazione Fleetime