Alpine A390

Tra sportività pura e compromessi di mercato, Alpine prova a reinventarsi (davvero)

Alpine A390 – C’è un momento, nella vita di ogni marchio sportivo, in cui smette di parlare solo agli appassionati e inizia a strizzare l’occhio al grande pubblico. Per Alpine quel momento è arrivato: si chiama A390, ed è molto più di un semplice nuovo modello. È una dichiarazione d’intenti.

Ordinabile dal 31 marzo, la A390 è la seconda elettrica della casa dopo Alpine A290 e anticipa la futura Alpine A110 elettrica. Ma soprattutto segna un cambio di paradigma: cinque posti, silhouette fastback e un posizionamento che guarda senza troppi complessi anche a un utilizzo familiare e professionale. Una scelta che farà discutere.

Addio purismo? Non proprio, ma qualcosa cambia

Chi ha amato la leggerezza chirurgica della Alpine A110 potrebbe storcere il naso. Una fastback elettrica a cinque posti, con tre motori e trazione integrale, sembra tutto tranne che una Alpine “classica”.

Eppure, sotto la pelle, il marchio francese prova a mantenere fede al proprio DNA. Il sistema Alpine Active Torque Vectoring (AATV) promette una gestione della coppia sofisticata, quasi “artigianale”, mentre i tre motori elettrici (uno anteriore e due posteriori) puntano a ricreare quell’agilità che ha reso iconica la A110.

La domanda vera è: può la tecnologia sostituire la leggerezza? Alpine dice di sì. I puristi, probabilmente, non sono ancora convinti.

Prestazioni da sportiva vera, ma con coscienza elettrica

I numeri, almeno sulla carta, non lasciano spazio a dubbi.

La versione GT parte da 67.500 euro e offre 400 CV, con uno 0-100 in 4,8 secondi e fino a 557 km di autonomia WLTP grazie alla batteria da 89 kWh. La GTS, più radicale, sale a 470 CV e scende a 3,9 secondi nello 0-100, con una velocità massima di 220 km/h.

Sono prestazioni che collocano la A390 in un territorio interessante: quello delle sportive elettriche utilizzabili ogni giorno. Non un giocattolo da weekend, ma una vera alternativa alle berline premium ad alte prestazioni.

E qui sta il punto: Alpine non vuole più essere solo emozione, ma anche razionalità.

Lusso francese e tecnologia: una combinazione credibile?

C’è un altro elemento chiave nella strategia della A390: il posizionamento premium. Produzione interamente francese — Dieppe per l’assemblaggio, Cléon per i motori, Douai per le batterie — e collaborazioni con eccellenze locali come Michelin e Devialet.

Dentro, Alcantara®, pelle Nappa, sedili sportivi e un sistema infotainment con Google integrato. Fuori, linee tese, fari Matrix e cerchi fino a 21 pollici. Tutto molto curato, tutto molto “premium”.

Ma anche qui emerge una tensione: Alpine può davvero competere con i giganti tedeschi del segmento? Oppure rischia di rimanere in una terra di mezzo, troppo costosa per il grande pubblico e troppo “generalista” per gli appassionati?

La vera rivoluzione è nell’uso quotidiano

Il dettaglio più interessante, però, non è nei cavalli o nei materiali. È nella filosofia.

La A390 introduce elementi come la ricarica bidirezionale e la funzione V2L, che permette di alimentare dispositivi esterni — dalla bici elettrica al barbecue. Una scelta simbolica, che racconta un’auto pensata non solo per guidare, ma per vivere.

In altre parole: Alpine non sta più vendendo solo auto sportive. Sta vendendo uno stile di vita elettrico, con un pizzico di adrenalina.

Opinione: scelta coraggiosa o rischio identitario?

La A390 è, senza dubbio, il modello più importante nella storia recente di Alpine. Non tanto per quello che è, ma per quello che rappresenta.

È un tentativo — audace — di allargare la base clienti senza tradire completamente il DNA sportivo. Ma è anche un equilibrio fragile. Perché nel momento in cui cerchi di piacere a tutti, rischi di perdere chi ti ha reso speciale.

La vera sfida non sarà vendere la A390. Sarà convincere gli appassionati che è ancora una vera Alpine.

E su questo, il verdetto arriverà solo su strada.

Redazione Fleetime

Fonte Renault Italia