Battery Passport: la svolta per l’usato elettrico 2026
Dall’annuncio all’obbligo operativo: ecco come il passaporto digitale stabilizza i valori residui delle flotte.
La fine dell’incertezza sul valore residuo
Per anni, il principale ostacolo alla diffusione delle EV nelle flotte aziendali è stata l’incertezza sulla longevità delle celle e il conseguente timore di una svalutazione eccessiva. Il Battery Passport risolve il problema alla radice, fornendo dati certificati e notarizzati sullo Stato di Salute (SoH) e sulla cronologia di ricarica del veicolo.
Per le società di noleggio e i Fleet Manager, questo significa poter contare su valori residui oggettivi e non più basati su stime prudenziali, con un impatto diretto e positivo sulla competitività dei canoni mensili.
Tracciabilità e conformità ESG
Oltre al valore economico, il passaporto digitale diventa uno strumento essenziale per i bilanci di sostenibilità delle aziende. Il sistema permette di tracciare l’intera filiera dei materiali — dal litio al cobalto — e l’impronta di carbonio prodotta durante la fabbricazione. In un contesto normativo sempre più stringente, poter certificare l’origine “green” della propria flotta è ora un requisito fondamentale per l’accesso a finanziamenti e rating ESG favorevoli.
Dalla gestione operativa alla “Seconda Vita”
L’attivazione del passaporto nel 2026 apre le porte anche al mercato della Second Life. Una batteria tracciata e certificata mantiene un valore commerciale elevato anche dopo la dismissione dal veicolo, potendo essere facilmente reimpiegata in sistemi di accumulo statico. Questa circolarità, supportata da partnership industriali strategiche, chiude il cerchio di un’economia automotive che massimizza il rendimento finanziario e ambientale lungo tutto il ciclo di vita del bene.
Redazione Fleetime


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