Componentistica auto, l’Italia rallenta: fatturato a 53,5 miliardi
L’Osservatorio 2026 di ANFIA e Camera di commercio di Torino fotografa le difficoltà della filiera: 2.110 imprese e quasi 167mila addetti, ma ricavi e occupazione in calo. Pesano la crisi produttiva nazionale, la concorrenza cinese e le incertezze della transizione.
Componentistica auto – Filiera automotive sotto pressione
Componentistica auto – La componentistica automotive italiana attraversa una fase complessa, tra contrazione produttiva, instabilità internazionale e trasformazioni tecnologiche. Secondo l’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità 2026, presentato il 21 ottobre a Palazzo Birago, a Torino, il settore conta 2.110 imprese, capaci di generare 53,5 miliardi di euro di fatturato e garantire occupazione a circa 166.800 addetti.
Il bilancio del 2025 evidenzia tuttavia un arretramento: fatturato in calo del 3% e occupazione in diminuzione del 2,3% rispetto all’anno precedente. L’indagine, realizzata da Camera di commercio di Torino e ANFIA, segnala inoltre prospettive prudenti per il 2026 e una decelerazione delle attività di innovazione.
Produzione italiana in forte difficoltà
A incidere sui risultati della filiera è soprattutto la contrazione della produzione nazionale di autoveicoli, scesa nel 2025 a circa 473mila unità, con una flessione del 19,9%. Un andamento che si inserisce in uno scenario internazionale caratterizzato da cambiamenti nelle strategie delle Case automobilistiche, tensioni commerciali e crescente competitività dei produttori asiatici.
Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, sottolinea come le incertezze del mercato e della transizione stiano scoraggiando nuovi investimenti. Il Piemonte mantiene comunque un ruolo centrale, confermandosi il principale polo italiano della componentistica grazie a competenze industriali, capacità innovative e vocazione internazionale.
Per il 2026, ANFIA prevede un recupero della produzione italiana, con oltre 520mila autoveicoli, pari a un incremento stimato dell’11,2%. Un miglioramento che, se confermato, non sarebbe comunque sufficiente a riportare i volumi ai livelli storici.
Cina sempre più protagonista
Nel mercato globale, il baricentro dell’automotive continua a spostarsi verso l’Asia. Nel 2025 la domanda mondiale di autoveicoli ha raggiunto 99,5 milioni di unità, in crescita del 4,6%. La Cina ha registrato un aumento del 9,2%, mentre l’India è cresciuta del 6,5%. L’Europa, considerando anche EFTA e Regno Unito, ha invece segnato una flessione dello 0,7%.
Sul fronte produttivo, la Cina ha raggiunto 34,8 milioni di veicoli, pari al 36,2% del totale mondiale. Per il 2026 le previsioni indicano un rallentamento: le vendite globali potrebbero scendere sotto i 97 milioni di unità, mentre la produzione mondiale è attesa a 93,2 milioni.
Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti ANFIA, evidenzia l’impatto della concorrenza cinese e richiama la necessità di una politica europea orientata alla neutralità tecnologica e alla tutela della competitività industriale.
Export positivo, ma non basta
Nonostante le difficoltà, la componentistica italiana conserva una significativa presenza sui mercati internazionali. Nel 2025 l’export ha raggiunto 24,7 miliardi di euro, in lieve aumento dello 0,3%, mentre la bilancia commerciale ha mantenuto un saldo positivo di 7,36 miliardi. La Cina rappresenta ormai il secondo Paese di origine delle importazioni, con una quota del 10%.
A livello nazionale, il mercato degli autoveicoli ha chiuso il 2025 a 1,75 milioni di unità, in calo del 2,6% e ancora distante dai livelli del 2019. Per il 2026, ANFIA stima una crescita delle immatricolazioni fino a 1,89 milioni.
Motorsport in controtendenza
La contrazione interessa quasi tutte le categorie della filiera, dai fornitori di sistemi e moduli ai subfornitori delle lavorazioni. Anche l’aftermarket registra una lieve flessione dello 0,3%.
L’unica eccezione è rappresentata dagli specialisti del motorsport, che segnano un aumento del fatturato del 4,2% e dell’occupazione dell’1,4%.
La sfida per il comparto resta dunque quella di sostenere investimenti e innovazione in una fase di profonda trasformazione. La competitività della componentistica italiana dipenderà dalla capacità di affrontare la transizione senza disperdere competenze, occupazione e capacità produttiva, valorizzando al tempo stesso l’apertura internazionale che continua a rappresentare uno dei punti di forza della filiera.
Redazione Fleetime
Fonte ANFIA


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