Diesel Euro 6e

I dati reali smentiscono i proclami: l’incertezza sui valori residui delle elettriche rilancia il termico di ultima generazione.

Diesel Euro 6e – Il mercato delle flotte aziendali in Italia apre il 2026 con un segnale di forte pragmatismo. Nonostante le scadenze green, i Fleet Manager stanno tornando a puntare massicciamente sulle motorizzazioni Diesel Euro 6e. I dati di mercato più recenti, analizzati da fonti come UNRAE e ANIASA, mostrano come la transizione elettrica stia incontrando un ostacolo inaspettato: la tenuta del valore nel tempo.

Il “peso” dei valori residui

A frenare l’adozione delle auto elettriche (BEV) nel settore business non è più solo l’ansia da ricarica, ma l’incertezza finanziaria. Dopo i primi cicli di noleggio a 36 e 48 mesi, le aziende si trovano di fronte a valori residui dell’usato elettrico difficili da prevedere, influenzati dalla velocità del progresso tecnologico. Al contrario, il Diesel Euro 6e garantisce oggi una stabilità di bilancio che lo rende preferibile per le pianificazioni a lungo termine.

Efficienza e conformità

L’omologazione Euro 6e, con i suoi rigorosi test su strada, ha restituito dignità ambientale al gasolio, rendendolo la scelta razionale per le lunghe percorrenze. Le aziende che operano su scala nazionale vedono in questa motorizzazione il miglior compromesso tra costi operativi (TCO) e libertà di movimento, evitando i rischi di svalutazione legati alla “lotteria delle batterie”.

Uno scenario in mutamento

L’Italia si conferma un mercato particolare: mentre il resto d’Europa arranca, le immatricolazioni business interne segnano un +6,2%, spinte proprio dal rinnovo delle flotte con modelli termici efficientati. Resta ora da capire come reagiranno le case costruttrici, divise tra la spinta verso l’elettrico e la necessità di assecondare una domanda aziendale che, dati alla mano, non sembra ancora pronta al salto definitivo.