ELV Revolution: il nuovo valore del fine vita auto
Agli Autopromotec Dialogues di Milano si analizza l’impatto del nuovo regolamento europeo sui veicoli fuori uso.
Il provvedimento, che attende l’adozione formale dal Consiglio dell’Unione Europea e scatterà 24 mesi dopo l’entrata in vigore, punta a superare la concezione del veicolo a fine vita come semplice rifiuto. L’obiettivo è riconoscerlo come risorsa strategica da reinserire nel ciclo produttivo, rafforzando i criteri di ecodesign per promuovere vetture più facilmente smontabili, riparabili e riciclabili.
Contenuto riciclato e nuove catene del valore per i costruttori
La transizione verso l’economia circolare incide direttamente sulle strategie industriali dei costruttori. Le nuove disposizioni introducono un percorso progressivo per l’impiego di materie prime seconde, stabilendo quote precise e confermando i target di recupero complessivi:
- Plastica riciclata: obbligo di integrazione pari al 15% entro 6 anni e al 25% entro 10 anni, con almeno il 20% proveniente da riciclo a circuito chiuso (closed loop) di altri veicoli fuori uso.
- Target di peso: conferma delle soglie dell’85% per la riciclabilità/riutilizzabilità e del 95% per la recuperabilità complessiva, con l’aggiornamento delle metodologie di calcolo.
Come evidenziato da ANFIA, la circolarità diventa così un elemento nativo della progettazione dell’auto, volto a garantire all’Europa il controllo strategico di risorse fondamentali quali acciaio, alluminio, rame e componenti riutilizzabili.
L’impatto economico: la prospettiva di Stellantis e dei demolitori
Il comparto italiano della demolizione si dimostra già strutturato per affrontare il cambiamento: i dati ISPRA richiamati dall’Associazione Demolitori Automotive (ADA) confermano che le imprese nazionali superano regolarmente il target dell’85% di reimpiego e riciclo sul peso dei veicoli trattati, grazie a standard elevati di tracciabilità.
Sul fronte dei grandi costruttori, l’esperienza di Stellantis-SUSTAINera evidenzia come il recupero di componenti e materiali rappresenti una leva strategica per proteggere il TCO e favorire l’accessibilità della mobilità. In un mercato come quello italiano, caratterizzato da un’età media del parco circolante di circa 12-13 anni, l’adozione di ricambi originali usati e rigenerati garantisce alle aziende e ai clienti finali un risparmio economico fino al 70% rispetto al nuovo, coniugando sostenibilità ambientale ed efficienza finanziaria.
Mappatura digitale, dati e orientamento del mercato
La trasformazione del comparto richiede una rigorosa gestione dei processi e della conformità normativa. Gli operatori del settore sottolineano come la digitalizzazione sia indispensabile per mappare ogni singola fase del veicolo – dall’acquisizione alla bonifica dei liquidi pericolosi, fino alla gestione documentale – azzerando i rischi amministrativi per le imprese partner.
Le analisi sull’evoluzione della domanda presentate da GiPA Italia confermano la maturazione del mercato. Prendendo come riferimento la Francia, paese pioniere nella transizione aftermarket, l’81% dei riparatori dichiara di conoscere i ricambi da economia circolare e il 96% li considera una valida soluzione in caso di indisponibilità del nuovo. Una risposta ampiamente condivisa dagli automobilisti, con l’85% dei clienti che reagisce positivamente alla proposta, consolidando un rapporto di fiducia basato sulla trasparenza dei dati.
Redazione Fleetime
Fonte Autopromotec


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