25° Rapporto ANIASA

Il 25° Rapporto ANIASA fotografa un settore da 17 miliardi di euro: tra il boom del lungo termine e la crisi del car sharing, pesa lo spettro delle quote obbligatorie di elettrico.

25° Rapporto ANIASA – In un mercato dell’auto che fatica a ritrovare lo smalto del passato, la mobilità “pay-per-use” si conferma l’unico vero polmone dell’automotive italiano. I dati della 25esima edizione del Rapporto ANIASA delineano un comparto in salute, capace di gestire una flotta record di 1,5 milioni di veicoli e di presidiare il 34% delle immatricolazioni totali nazionali. Eppure, dietro i numeri da primato, si allungano le ombre di una regolamentazione europea percepita come troppo rigida e di una fiscalità che attende da anni un segnale di modernizzazione.

I numeri della crescita: Nel 2025 il giro d’affari ha toccato i 17 miliardi di euro, con 526.500 nuove targhe (+11% sul 2024). Il noleggio a lungo termine guida la carica con 1,3 milioni di unità in flotta e un’incidenza sul mercato nazionale che sale al 24%.

Lungo termine: il cambio di paradigma è servito

Il possesso non è più l’ambizione primaria. La crescita del 4% dei clienti privati nel lungo termine (185mila unità) certifica una mutazione genetica nel consumo di mobilità. Nonostante il calo del diesel — ora al 28% — l’elettrico e il plug-in iniziano a scalfire le abitudini dei consumatori, raggiungendo insieme una quota del 20%. Ma è un equilibrio fragile: le aziende iniziano a rinviare i rinnovi delle flotte per evitare le nuove, penalizzanti regole sul fringe benefit, portando a una lieve contrazione delle immatricolazioni nel primo trimestre 2026 (-4,3%).

L’allarme di ANIASA: il paradosso della transizione forzata

Il Presidente Italo Folonari non usa giri di parole nel commentare le possibili direttive UE che vorrebbero imporre quote di elettrico al 45% nel 2030 e all’80% nel 2035 per le flotte. Il rischio, secondo l’Associazione, è l’effetto boomerang: costi troppo elevati e infrastrutture carenti potrebbero spingere le società a tenere i veicoli più a lungo, invecchiando di fatto il parco circolante anziché rinnovarlo. “Misure troppo rigide rischiano di rallentare gli investimenti e frenare il ricambio del parco auto, con effetti opposti rispetto agli obiettivi di transizione ecologica.”

 

Car sharing e Brand Cinesi: le due facce dell’innovazione

Se il noleggio a breve termine respira grazie agli aeroporti (60% del business), il car sharing vive una stagione drammatica. I noleggi sono crollati dai 13 milioni del 2019 a meno di 4 milioni, con una flotta ridotta del 70%. A pesare sono l’assenza di agevolazioni IVA e l’esplosione dei costi operativi dovuti a furti e vandalismi.

Sullo sfondo, avanza inesorabile l’onda d’urto asiatica: nel primo trimestre 2026, i brand cinesi hanno raggiunto il 12,4% delle immatricolazioni totali del settore. Un dato che diventa ancora più impressionante nel breve termine, dove una vettura su cinque proviene ormai dai nuovi costruttori dell’Estremo Oriente.

La sfida della Delega Fiscale

La partita per il futuro si giocherà entro la fine di agosto. La Legge Delega per la riforma tributaria rappresenta l’ultima chiamata per rivedere la deducibilità dei costi aziendali e introdurre l’IVA agevolata al 10% per il car sharing e il turismo. Senza interventi strutturali, la mobilità efficiente rischia di rimanere un lusso per pochi, a discapito della sicurezza e dell’ambiente.

 

Redazione Fleetime

 

Fonte ANIASA