Crisi auto: scontro al Dealer Day sulla sopravvivenza
Le concessionarie italiane lanciano l’allarme sui margini aziendali e chiedono patti chiari a case automobilistiche e società di noleggio.
Crisi auto, l’allarme di Federauto e i margini al collasso per i dealer. La sessione inaugurale della 24ª edizione dell’Automotive Dealer Day a Verona si è trasformata nel palcoscenico di un confronto serrato, seppur improntato al dialogo costruttivo, tra i massimi vertici della filiera automobilistica nazionale. A scuotere la platea di Veronafiere è stato il duro grido d’allarme lanciato dalle reti di distribuzione, logorate da una crisi strutturale che ne mette a repentaglio la stessa continuità aziendale. I dati macroeconomici emersi descrivono una redditività drammaticamente compressa, con margini operativi per gli imprenditori che nel 2024 si sono attestati su un esiguo (1,4%) e che, secondo le proiezioni finanziarie, registreranno un ulteriore e preoccupante calo al di sotto dell’un per cento.
La sofferenza dei bilanci è aggravata da immobilizzazioni finanziarie di magazzino che sfiorano l’astronomica cifra di 4 miliardi di euro, una zavorra che soffoca la liquidità delle imprese. Plinio Vanini, vicepresidente di Federauto, ha tradotto questa crisi in metriche occupazionali immediate, evidenziando come la perdita di ogni singola quota di mercato – quantificabile in 50.000 immatricolazioni in meno – metta direttamente a rischio circa 5.000 posti di lavoro nella filiera distributiva. La federazione ha puntato il dito sia contro la mancanza di trasparenza commerciale delle case costruttrici, sia contro le dinamiche tariffarie imposte dal comparto del noleggio nei servizi di assistenza post-vendita, definite insostenibili per le officine e tali da minare un sano accordo di filiera.
Il punto di vista del noleggio e la confusione del consumatore
La replica del mondo della locazione non si è fatta attendere, evidenziando come il canale delle concessionarie resti comunque un partner insostituibile. Italo Folonari, presidente di Aniasa (l’associazione di Confindustria che rappresenta il comparto del noleggio), ha riconosciuto la valenza strategica dei dealer, grazie ai quali il settore è riuscito a intercettare e servire fasce di piccoli consumatori privati altrimenti irraggiungibili. Riguardo alla forte contrazione delle tariffe di manutenzione, Folonari ha chiarito che la rigidità dei prezzi è la diretta conseguenza di un mercato guidato da utenti finali estremamente sensibili alla convenienza della rata mensile e alla ricerca del miglior prezzo assoluto.
A tirare le fila del dibattito, evidenziando lo smarrimento dell’utente finale, è stato Tommaso Bortolomiol, CEO di Quintegia. Il moderatore ha sottolineato come il consumatore si trovi immerso in una profonda nebbia informativa, generata dal sovrapporsi di nuove tecnologie motoristiche – dalle auto a batteria alle diverse varianti ibride – e dall’ingresso di operatori internazionali emergenti che ridisegnano costantemente i canali d’offerta e le formule di mobilità.
Le richieste della filiera alle istituzioni italiane ed europee
Di fronte a uno scenario così frammentato, i leader dell’ecosistema automotive concordano sull’urgenza di presentarsi uniti davanti ai legislatori nazionali e comunitari. Roberto Pietrantonio, presidente dell’UNRAE, ha tracciato la rotta strategica chiedendo ai costruttori di investire con fiducia nelle reti fisiche: sebbene il percorso digitale sia ormai imprescindibile, l’elemento umano rimane il pilastro centrale dell’esperienza d’acquisto. Pietrantonio ha invocato regole di medio e lungo periodo che siano coerenti sul territorio e capaci di rassicurare l’automobilista.
Sul fronte manifatturiero, Marco Stella, vicepresidente dell’ANFIA, ha richiamato la necessità di una profonda revisione del quadro normativo europeo, che deve essere riallineato con pragmatismo alle dinamiche globali, tutelando la produzione e la manifattura interna attraverso politiche severe sul Made in Europe. Infine, l’attenzione si è spostata sui nodi fiscali che frenano le nuove alimentazioni: Fabio Pressi, presidente di Motus-E, ha denunciato l’anomalia della doppia fiscalità italiana sulle ricariche domestiche dei veicoli elettrici e plug-in. L’associazione sta collaborando attivamente con l’ARERA per rimuovere l’assurdità burocratica che impedisce il rimborso delle ricariche casalinghe come se si trattasse di una normale carta carburante aziendale.
Redazione Fleetime
Fonte QUINTEGIA


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